Addio multitasking, il benessere è monotasking

In questa riflessione, dal titolo un po’ provocatorio, affrontiamo un tema attuale, soprattutto nel mondo del lavoro. Nella società della performance, consideriamo il multitasking come una qualità, senza renderci conto di quanto sia tossico per le persone.

Il multitasking nel nostro contesto sociale

Il multitasking, ovvero la capacità di compiere più azioni simultaneamente, può essere senza dubbio una skill utile in specifiche situazioni di emergenza, in cui è necessario far fronte a molteplici questioni nello stesso momento. Oggi, con riferimento al mondo del lavoro, il multitasking viene considerato come una qualità utile a incrementare la produttività della lavoratirce o del lavoratore.

In una società che misura le persone in base al livello di produttività è naturale che il multitasking venga percepito come un plus. La società dei consumi corre veloce come la luce, non ha tempo da perdere. Il tempo è denaro! Quindi più si è in grado di ottimizzarlo (portando a termine più compiti nello stesso istante), meglio è.

In realtà la questione è decisamente più complessa: qualsiasi riflessione va calata all’interno di uno specifico contesto, poiché nulla può essere valido in maniera assoluta. Se il multitasking, ad esempio, si applica a una madre-lavoratirce senza aiuti, diventa uno strumento indispensabile di vera e propria sopravvivenza. Se lo stesso concetto, lo si applica a una o un dipendente aziendale, rischia di avere dei risvolti tossici per la persona e il suo benessere (e, alla lunga, anche sulla qualità della produttività).

Come (e perché) nasce il multitasking

Partiamo dalle basi: multitasking è un termine che inizia ad essere utilizzato nel 1987, applicato al mondo dell’informatica (letteralmente tradotto “multiprocessualità”). Fa riferimento alla capacità di un software di eseguire più programmi contemporaneamente. Senza addentrarci nell’etimologia della parola, già il fatto che questo termine nasca con specifico riferimento a macchinari elettronici, dovrebbe far suonare un campanello.

Quello che la società capitalista e consumista richiede oggi alle persone sul lavoro è di raggiungere prestazioni efficienti quanto quelle di un macchinario, in nome di una produttività aziendale consacrata al profitto, spesso a scapito dell’etica del lavoro e del rispetto della persona.

La pericolosa glorificazione del multitasking

La capacità di multitasking è percepita come un vanto sul lavoro, che rende onore alla persona. Purtroppo ci dimentichiamo spesso che noi siamo persone e non macchinari rispetto ai quali siamo più complessi e strutturati: la persona è composta di capacità lavorative, di emozioni, di situazioni personali, di gusti, di un corpo fisico… siamo la complessa e articolata risultante di un’infinità di variabili talmente vasta che non potremo mai essere paragonati a un macchinario.

Ogni individuo è differente, per cui anche le prestazioni lavorative sono diverse: ma il cuore di questo approfondimento è un altro ovvero quanto sia tossica la glorificazione del multitasking sul lavoro nella nostra società.

Cambiamo prospettiva: celebriamo il monotasking

Se proviamo a fare qualche passo indietro, è naturale rendersi conto di come un approccio al lavoro monotasking sia più salutare per la persona e più efficace in termini lavorativi. Concentrarsi su una task per volta ci consente da un lato di portarle a termine con successo e, dall’altro, di esperire quelle sacre pause fisiche e mentali necessarie: per fortuna, la maggior parte delle persone non salvano vite a cuore aperto, per cui fare le cose una per volta, con le giuste pause, è qualcosa di cui potere (e dovere) beneficiare. Questo approccio permette di lavorare in maniera meno dispersiva e stancante e di ottimizzare il proprio tempo, abbassando i livelli di stress.

Viviamo in una società in cui è quasi un vanto “non avere tempo per vivere poiché si lavora troppo: questo avviene perché il valore della persona viene percepito come direttamente proporzionale al proprio livello di produttività. Questo è il marcio frutto della società della performance, distruttiva del benessere della persona e della collettività in nome del profitto di pochi.

Il lavoro è importante e può essere anche appassionante: ma non dimentichiamoci mai che deve essere svolto in maniera sana. E se non siamo noi stesse e noi stessi a prenderci cura di questo aspetto, non lo farà nessun altro in nostra vece.

Laura Zunica

Cofondatrice, Presidente & Project Manager per TerraLab ETS

Laura lavora dal 2019 con passione come Project Manager per il III settore collaborando con varie realtà che si occupano di salvaguardia ambientale tra cui dal 2020 al 2024 Worldrise ETS. Si occupa anche di comunicazione etica e oggi si occupa di community engagement con Italia Che Cambia. Nel 2022 ha pubblicato un libro “Un’impronta leggera. Guida pratica per ridurre il proprio impatto ambientale” e ha partecipato a un TEDx con una talk dal titolo “Un futuro sostenibile passa attraverso ogni nostro gesto“. La trovi sui social come @impronta.leggera

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