Filosofia di vita vegana, oltre la dieta

Storia e radici

Attorno al mondo del veganesimo si aggirano stereotipi e pregiudizi: spesso viene vista come un’alimentazione noiosa e costosa, tramite cui non è possibile integrare la quantità di nutrienti necessaria al corretto funzionamento del nostro organismo. La questione, tuttavia, è più articolata e interessante di così: riguarda il rispetto delle risorse del pianeta in un’ottica sostenibile, oltre che del rispetto della vita secondo un approccio più etico.

E’ il 1944 quando i due membri della Vegetarian Society, Donald Watson e Elsie Shrigley, radunando in un gruppo sei persone che avevano deciso di non consumare più nessun prodotto di origine animale, danno vita alla Vegan Society.

E’ stato proprio Watson a coniare il termine Vegan, come contrazione di Vegetarian. Una parola non casuale che racchiude in sé il pensiero del fondatore: secondo Watson, infatti, la filosofia vegana doveva porsi come “inizio e fine del vegetarianismo”. Per celebrare questa giornata ogni anno, il 1° di novembre, i vegani di tutto il mondo festeggiano la Giornata Mondiale Vegana.

La definizione di veganesimo non è stata subito chiara e arriva alcuni anni dopo, nel 1949, quando Leslie J. Cross parla di un “principio di emancipazione degli animali dallo sfruttamento umano” facendo riferimento ad un vero e proprio stile di vita complessivo, non dunque solo legato alle scelte alimentari. Il veganesimo diventa una filosofia di vita

Chi intraprende questo percorso sceglie in modo consapevole di eliminare dalla propria alimentazione prodotti di derivazione animale (carne, pesce, uova, latte e i suoi derivati, miele).  Questa scelta si estende anche ad altri aspetti della vita quotidiana: abbigliamento (lana, seta e pelle), cosmetici e prodotti per la cura della casa. 

Veganesimo e sostenibilità: focus sul territorio Italiano

Alla filosofia vegana è strettamente legato il tema della sostenibilità, per cui si cerca di avere un impatto minore possibile sull’ambiente.

Generalmente le principali ragioni che spingono una persona a diventare vegana sono tre: amore per l’ambiente, rispetto per gli animali e salute.

Da un punto di vista ambientale, nel report del 2020 di Greenpeace “Foraggiare la crisi – In che modo la zootecnia europea alimenta l’emergenza climatica”, emergono dati allarmanti.

Le emissioni di gas serra degli allevamenti intensivi rappresentano il 17% delle emissioni totali in Europa, più di quelle di tutte le automobili e i furgoni in circolazione messi insieme. L’europa emette l’equivalente di 704 milioni di tonnellate di CO2 all’anno (Clicca qui per approfondire).

Un altro studio, realizzato da Greenpeace in collaborazione con l’Università della Tuscia, “Il peso della carne”, ha rivelato come in Italia allevamenti intensivi e agricoltura stiano consumando l’equivalente di una volta e mezza le risorse naturali dei terreni. In particolare, la Lombardia contribuisce da sola per oltre un quarto all’impatto nazionale e sta divorando il 140% della biocapacità regionale

Un aspetto fondamentale che spinge a intraprendere questo percorso, è legato a una grande empatia verso gli animali, rifiutando i maltrattamenti che ricevono.

Purtroppo gli allevamenti intensivi, oltre ad essere impattanti sull’ambiente in maniera significativa, sono luoghi in cui avvengono pratiche crudeli spesso ai limiti della legalità, seppur rientrino negli standard nell’industria alimentare. E’ possibile approfondire il tema  in questo articolo di Animal Equality.

Si tratta di un argomento molto delicato e articolato, con numerose sfaccettature, che approfondiremo con focus specifici attraverso questo blog.

Per alleggerire il proprio impatto ambientale nell’ambito dell’alimentazione è indispensabile informarsi in maniera adeguata da fonti attendibili, ponendosi domande con senso critico e cercare risposte. Senza subbio ridurre, se non addirittura eliminare, il consumo (e l’utilizzo) di derivati animali è un ottimo punto di partenza per contribuire alla salvaguardia del pianeta.  

In caso vi facesse piacere iniziare ad approfondire l’argomento, vi consigliamo la visione dei seguenti documentari:

  • Cowspiracy

Il titolo di questo documentario è un gioco di parole tra “cow” (mucca) e “conspiracy” (cospirazione), tema principale affrontato nel documentario che vuole mostrare come gli allevamenti intensivi stanno consumando il nostro Pianeta. Ci si interroga sul perché alcune associazioni ambientaliste non siano chiare sull’impatto ambientale dell’industria della carne e ne denunciano il comportamento ambiguo.

  • Seaspiracy

Prodotto dai realizzatori di “Cowspiracy”, questo documentario ha il proposito di mostrare il terribile impatto dell’uomo sugli ecosistemi marini. Attraverso diverse indagini, il focus si sposta inoltre sui sistemi di pesca intensiva, definiti a più riprese come i principali colpevoli della fine della vita degli oceani.

  • The Milk System

Questo documentario racconta i retroscena della catena industriale della produzione di latte nel mondo. Questo business tramite campagne marketing ha fatto crescere la richiesta favorendo gli allevamenti intensivi, a danno dei piccoli produttori.


member

Marta Bagnasco

Social Media Manager di Terralab

Green Content Creator, tramite i social ed il proprio blog www.lemillemarta.it condivide il suo percorso verso una quotidianità più consapevole, slow e sostenibile