Nel precedente episodio di questa saga culinario-ambientale, abbiamo fatto conoscenza con l’impronta di carbonio: cos’è, come si misura e perché dovrebbe interessarci mentre decidiamo cosa mettere nel carrello della spesa.
Emissioni dirette e indirette: dietro le quinte del piatto
Quando si parla dell’impronta di carbonio è fondamentale distinguere tra emissioni dirette ed emissioni indirette. Le prime si generano durante la produzione o lavorazione diretta di un cibo, le seconde considerano il prima e il dopo queste fasi: dalla coltivazione delle materie prime al trasporto, fino alla distribuzione e al consumo finale.

È proprio la combinazione di emissioni dirette e indirette a rendere il manzo uno degli alimenti con l’impronta climatica più elevata. Capire questo meccanismo ci aiuta a fare scelte più consapevoli.
La grande sfida: vegetale contro animale
Che gli alimenti di origine vegetale abbiano, in media, un impatto ambientale ridotto non è più una novità. Meno suolo, meno acqua e meno energia – e spesso anche meno plastica, visto che molti si possono comprare sfusi. Ma quando parliamo specificamente di emissioni di CO2, il vantaggio si conferma? Piccolo spoiler: sì, e i numeri ci raccontano una storia interessante.
Prima di tuffarci nei dati però, una precisazione: queste sono approssimazioni scientifiche affidabili, con quel margine di incertezza inevitabile quando si misurano sistemi complessi.
Dal cece all’agnello: un abisso di differenza
Gli alimenti si distribuiscono su una scala che va dalle poche decine di grammi di CO2 per una mela fino ai 30 kg per un chilo di agnello. Una differenza abissale, no?
Ma cosa significa davvero “rilasciare un grammo di CO2“? O un chilo? O una tonnellata?
Immaginate di svegliarvi domani mattina con l’irrefrenabile desiderio di dare fuoco a due botti da 225 litri di benzina ciascuna: avreste appena rilasciato una tonnellata di CO2 in atmosfera. Per un singolo chilo, basterebbe bruciare una bottiglia da un litro. E per un grammo? Una quantità di benzina grande quanto un cece.

Il budget di carbonio: ovvero, come spendiamo le nostre 5 tonnellate annue
Proprio come oggetti e servizi, anche noi esseri umani (e interi Stati!) abbiamo la nostra impronta di carbonio.
Un americano medio? Circa 21 tonnellate all’anno. Un britannico si ferma a 13, un cinese a 8, mentre nei Paesi meno sviluppati i numeri sono molto più bassi. La media mondiale si aggira intorno alle 7 tonnellate a testa. Ma ecco il punto: per tenere a bada la crisi climatica, dovremmo tutti puntare alle 5 tonnellate annue.
L’obiettivo per mitigare la crisi climatica? Arrivare tutti alle 5 tonnellate annue. È una sfida, certo, ma non impossibile.
5 tonnellate l’anno: un budget da gestire con intelligenza
Cinque tonnellate all’anno, ovvero 10 botti di benzina. Capiamo meglio cosa significhi con qualche esempio concreto:
· Un mega cheeseburger: 6,6 kg di CO2e. Praticamente un’ora del nostro anno.
· 1.600 km in auto a benzina: 1,3 tonnellate. Addio a tre mesi di budget.
· Un volo andata-ritorno New York-Seoul: diciamo addio a tutte e 5 le tonnellate in un colpo solo.
Sono numeri che fanno riflettere, è vero. Ma la buona notizia? Abbiamo tantissimi margini di manovra nella nostra quotidianità.
Non serve ritirarsi in una casetta in mezzo alle montagne, nutrendosi solo di erbette di campo. Il vero cambiamento parte dalla consapevolezza: capire l’impatto delle nostre scelte ci permette di fare piccoli aggiustamenti, passo dopo passo, senza stravolgere la nostra vita.
Niente rivoluzioni dall’oggi al domani – solo un percorso graduale verso un’impronta più leggera. Ogni piccolo gesto conta, non dimentichiamolo!

Nel prossimo articolo entreremo nel vivo: vi mostrerò l’impronta di carbonio dei singoli alimenti, dal grammo al chilogrammo, per capire davvero cosa significa scegliere un cibo piuttosto che un altro. Dati alla mano, ma sempre con ottimismo!

Valeria Frigerio
Contributor di Voci dalla Terra
Naturalista fin dalla nascita, vegetariana dall’età di 14 anni, dopo un viaggio in Egitto ha deciso di portare la sostenibilità, per quanto possibile, in ogni aspetto della sua vita.
Educatrice ambientale e referente Plastic Free, dopo la laurea in Ecologia ed Etologia per la Conservazione della Natura e il Master in Sviluppo Sostenibile è alla ricerca del suo posto nel mondo.
