Il ruolo chiave del consumatore nella salvaguardia dell’ambiente

Articolo di Laura Zunica, Co-fondatrice e Presidente TerraLab Onlus

Tendiamo a pensare che le nostre scelte in qualità di consumatori non siano sufficienti a fare alcuna differenza a livello di mercato e a livello politico. Si, forse un unico, piccolo gesto isolato, non è in grado di cambiare il mondo. Tuttavia, ciascun piccolo gesto è di un’importanza cruciale per dirigersi verso il cambiamento, soprattutto se iniziamo a pensare questi piccoli gesti come applicati a migliaia di persone. 

Andiamo con ordine: senza dubbio è indispensabile che i grandi decision makers che si trovano in posizioni apicali della società si attivino in maniera decisa e immediata per cambiare rotta e porre in essere scelte funzionali ad un futuro più sostenibile. Tuttavia, questo non può deresponsabilizzarci dall’importanza e dal peso che le nostre scelte hanno sul mercato e sulla società. E’ indispensabile, ora più che mai, che ognuno di noi agisca nel proprio piccolo, con le proprie azioni.

Qualsiasi scelta in qualità di consumatori, racchiude un mondo di consensi che noi prestiamo in maniera implicita verso tutto ciò che si cela dietro un unico bene. Con il semplice gesto dell’acquisto, noi acconsentiamo alla filiera produttiva, al trattamento riservato ai lavoratori, all’estrazione e impiego delle materie prime e alle modalità di smaltimento di rifiuti. Il punto nodale è solo uno: fino a dove siamo realmente consapevoli di quale sia la realtà a cui diamo il nostro consenso? Di quanto sia etica e sostenibile, o meno, la realtà che con il nostro acquisto andiamo a sostenere?

Oggi, a fronte dello stato in cui versa il pianeta, non possiamo più girarci dall’altra parte e far finta di non sapere. Con il portafoglio, infatti, esprimiamo un voto.

LE REGOLE DEL MERCATO

E’ sufficiente un ripasso di una lezione di economia per ricordarci che il mercato funziona in maniera semplice e va nella stessa direzione in cui va il profitto. Se nel mio negozio vendo magliette verdi e magliette rosse, ma i clienti acquistano solo quelle verdi, smetterò di produrre le rosse perché non mi portano il profitto. Ed è proprio così che dobbiamo iniziare a ragionare: nella consapevolezza che le nostre scelte hanno il potere di guidare il mercato e dunque le scelte di produzione delle aziende.

Se vogliamo attuare un cambiamento, da qualche parte dovremo pur iniziare. E non c’è inizio migliore che partire da noi stess*.

A ciò si aggiunga che l’azione è l’unica fonte di ispirazione per propagare, come un’onda, delle buone pratiche. Nessuno vuole sentirsi dire che cosa dovrebbe fare o non fare. Eppure tendiamo tutti ad emulare le azioni altrui, soprattutto quando ne comprendiamo i benefici. L’azione è dunque il primo importante veicolo per innescare catene virtuose di cambiamento. 

CONSUMO QUINDI SONO

Se il mercato funziona in maniera semplice, basterebbe modificare le nostre richieste in qualità di consumatori affinché il mercato cambi la propria offerta verso una produzione più etica e sostenibile. Come mai, nella realtà dei fatti, questo risulta così complicato?

La risposta risiede nell’analisi delle dinamiche della società dei consumi: con l’industrializzazione abbiamo iniziato a produrre sempre più beni in sempre meno tempo. Da queste vendite si traggono grandi profitti, è pertanto indispensabile incentivare l’acquisto. E così, oggi, ci ritroviamo a vivere in un contesto sociale che crea bisogni irreali e illusori che, appena abbiamo soddisfatto, vengono sostituiti da un nuovo ( e irreale) bisogno a cui dover sopperire, in una rincorsa senza fine.

In una società che ha fatto dell’usa e getta il proprio leit-motiv , le campagne di marketing ci fanno percepire come indispensabile anche la più superflua delle merci. 

Se iniziamo a farci caso, gran parte delle volte in cui procediamo a un nuovo acquisto, lo facciamo in maniera automatica, senza domandarci  realmente se quello specifico bene sia necessario o meno. Siamo costantemente bombardati da messaggi che ci inducono all’acquisto di beni, che insinuano in noi la convinzione che possedendo determinati beni rientreremo nei predefiniti standard di accettabilità sociale. D’altra parte, a quale essere umano fa piacere “rimanere escluso”? Le campagne di marketing fanno principalmente leva sull’esigenza dell’essere umano di appartenenza ad un gruppo e di accettazione. 

CONSAPEVOLEZZA

Come uscire da questa condizione?

La risposta è semplice: assumendo consapevolezza e reimparando a riconoscere i nostri bisogni reali, distinguendoli da quelli indotti e dunque irreali. Questo non significa acquistare solo ciò che ci serve necessariamente, disdegnando tutto il resto: significa essere consapevoli e intenzionali rispetto ai nostri acquisti, allontanandosi da un atteggiamento compulsivo, automatico e irrazionale. 

I benefici di una nuova assunzione di consapevolezza sono molti, tra cui, principalmente, il risparmio di risorse economiche che potremo investire altrove. Diventando consumatori consapevoli potremo porre in essere delle scelte responsabili e contribuire dunque in maniera positiva al cambiamento verso un futuro più sostenibile.


member

Laura Zunica

Cofondatrice e Presidente di Terralab

Nel 2018 fonda il blog www.progettoimpattozero.org  che affronta la sostenibilità ad ampio spettro, nel team di Worldrise Onlus è Project Coordinator della Campagna 30×30 Italia per salvare i nostri mari, autrice del libro “Un’impronta leggera, guida pratica per ridurre il proprio impatto ambientale” in uscita a luglio 2022