Interferenti Endocrini: cosa sono e dove si nascondono?

La rubrica che veste verde di Emma Maiorino @emma.vesteverde

Grazie ai tre parametri “buono, pulito e giusto”, di cui abbiamo parlato in precedenza, possiamo determinare la sostenibilità di un capo d’abbigliamento: nello specifico, il primo parametro, ovvero “buono”, stabilisce che tale prodotto non debba in alcun modo essere dannoso per la salute di chi lo indosserà. 

Sebbene tale aspetto sia stato per lungo tempo trascurato, oggi questo interesse si sta risvegliando. Diverse sostanze chimiche coinvolte nella produzione tessile sono diventate oggetto di indagine e gli interferenti endocrini (IE) sono tra i più discussi degli ultimi tempi. 

Secondo la definizione dell’Istituto Superiore di Sanitàgli interferenti endocrini sono delle sostanze chimiche che possono alterare il normale equilibrio ormonale accendendo, spegnendo oppure modificando i segnali inviati dagli ormoni”.

Di fatto, si tratta di sostanze capaci di interferire con il nostro sistema endocrino, ossia il responsabile della produzione ormonale.

Tra le principali fonti di esposizione agli IE indicate dall’ISS, vi sono diversi prodotti tessili, con i quali entriamo in contatto plurime volte nella vita di tutti i giorni: vestiti, lenzuola, asciugamani, tappezzeria dei divani, etc.

Ognuno di questi tessuti subisce numerosi trattamenti chimici, sia per il processo produttivo (per approfondire) che per alcune caratteristiche di prestazione che si vogliono attribuire al prodotto finale (impermeabile, resistente alle macchie, ininfiammabile, etc): ne deriva perciò che il nostro abbigliamento quotidiano contiene numerose di queste sostanze, IE compresi.

Ovviamente ci sono delle regole: nell’Unione Europea tutte le sostanze chimiche, utilizzate in prodotti e articoli, rientrano nel campo di applicazione del Regolamento REACH che vieta la produzione di alcune e limita i quantitativi utilizzabili di altre.

Come sempre però le regole hanno dei limiti:

  1. Il divieto di produrre determinati IE, non impedisce la vendita di abbigliamento che li contiene, e la maggior parte di ciò che indossiamo è importato da Paesi lontani privi di regolamentazioni a riguardo;
  2. Sebbene un capo di vestiario contenga una dose di IE a norma di legge, la nostra pelle è un organo assorbente e il contatto prolungato, soprattutto in zone calde e umide del corpo (come, ad esempio, l’abbigliamento intimo), potrebbe portare ad un assorbimento costante e cumulativo. 

In questo contesto non va sottovalutato neanche l’abbigliamento per l’infanzia, come ci fa notare Dominella Trunfio in un articolo su greenMe. Secondo una ricerca svolta da Il Salvagente, in 6 marche su 20 analizzate di intimo da bambina erano presenti “tracce di ftalati, sostanze plastificanti accusate di modificare il sistema ormonale” ovvero IE. I quantitativi citati erano a norma di legge, ma si tratta comunque di una presenza poco gradita: siamo sicurз di non volerne fare a meno?

L’argomento è piuttosto delicato: la categoria di sostanze che agiscono come Interferenti Endocrini è ampia e le ricerche da parte delle autorità per definirne i rischi e modalità di intercettazione sono ancora in corso d’opera. 

Nel frattempo, però, è preferibile scegliere con più attenzione almeno l’abbigliamento intimo, possibilmente certificato* e per ulteriori accorgimenti vi consigliamo il decalogo per il cittadino “Conosci, riduci, previeni gli interferenti endocrini” pubblicato dal Ministero dell’Ambiente e l’ISS.

*Per approfondire è possibile leggere “Guida all’Intimo più sostenibile – perché sceglierlo e a quali brand rivolgersi”, a cura di Emma Maiorino.


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Emma Maiorino

Contributor TerraBlog

Laureata in design della moda con focus sul design dell’accessorio nel 2019. Nel 2021 si avvicina alle tematiche ecologiche e di sostenibilità e da inizio al profilo IG @emma.vesteverde bacino di informazioni e suggerimenti relativi alla moda sostenibile. Oggi studente di Master in Fashion Product Sustainability Management.