Microplastiche vs cibo e bevande: cosa sono e come (provare a) evitarle

Un detto popolare afferma che “siamo ciò che mangiamo”. E se vi dicessimo che per mangiare sano non bisogna più solo preoccuparsi della quantità di grassi, zuccheri e proteine?

Recenti studi e ricerche stanno facendo emergere una nuova allarmante realtà: la presenza sempre più elevata di micro- e nanoplastiche negli alimenti e nelle bevande che quotidianamente consumiamo. 

Cosa sono le micro- e nanoplastiche e da dove arrivano?

Prima di entrare nel vivo dell’argomento, iniziamo con la definizione di micro- e nanoplastiche. Secondo l’EFSA, Agenzia per l’autorità europea per la sicurezza alimentare, le microplastiche sono particelle di dimensioni comprese tra 0,001 e 5 millimetri, mentre le nanoplastiche sono comprese tra 0,001 e 0,1 micrometri (1 micrometro equivale a 0,001 millimetri).

Queste microscopiche particelle, nel corso degli ultimi 70 anni, hanno invaso tutti gli ecosistemi, in particolare quelli acquatici, dove se ne registra una concentrazione allarmante. Secondo l’Unep, l’Organo ambientale delle Nazioni Unite, ogni giorno, solo in Mediterraneo, vengono rilasciate 730 tonnellate di plastiche con una concentrazione di microplastiche che supera i 64 milioni di particelle per chilometro quadrato.

Purtroppo, molti studi stanno evidenziando come queste particelle permangano all’interno della catena alimentare marina e giungano fino a noi attraverso il consumo di pesci e altri organismi acquatici.

Qual è l’origine di queste particelle?

Dopo aver chiarito la definizione, sicuramente la prossima cosa su cui ci dobbiamo interrogare è l’origine di queste particelle. Le micro e nanoplastiche possono avere un’origine primaria o secondaria.

Quelle primarie sono intenzionalmente aggiunte sotto forma di microplastiche in prodotti come cosmetici, dentifrici, prodotti per la casa, detergenti e vernici, per il loro potere abrasivo o estetico (come nel caso dei glitter). Ogni qual volta usiamo prodotti per la cura del corpo o cosmetici che contengono microplastiche, stiamo accidentalmente rilasciando nello scarico granuli di polietilene (il più semplice e comune polimero plastico).

Quelle secondarie invece, si formano per alterazione di prodotti plastici abbandonati in ambiente o il cui smaltimento non è gestito correttamente in impianti isolati.

Micro e nanoplastiche nelle bevande

La presenza di micro- e nanoplastiche nelle bevande è confermata da numerosissimi studi. Uno dei più recenti, effettuato dalla State University di New York, ha analizzato bottiglie d’acqua provenienti da 9 stati, evidenziando nel 93% dei campioni la presenza di particelle plastiche con una concentrazione di 10,4 microplastiche e di 325 nanoplastiche per litro.

I tipi di plastica più presenti nei campioni sono il polipropilene, il PET e il nylon.

Micro e nanoplastiche negli alimenti

Le micro e nanoplastiche non sono potenzialmente pericolose esclusivamente per la loro presenza, ma anche per le sostanze chimiche a loro associate, come ftalati e bisfenoli, utilizzati per migliorare le prestazioni delle plastiche dei packaging alimentari.

Una recente indagine di Consumer Reports, associazione ambientalista statunitense, ha effettuato, negli ultimi 25 anni, test a campione su prodotti reperibili al supermercato (come carne, pesce, latticini e prodotti da forno) e cibi acquistabili da fast food. Ogni prodotto da loro analizzato conteneva ftalati e/o bisfenolo A.

Le autorità internazionali e gli scienziati non hanno ancora evidenziato un livello sicuro di assunzione di particelle plastiche e prodotti chimici a esse associate, ma i potenziali rischi finora evidenziati sono a carico del sistema endocrino.

Come possiamo “difenderci” dalle microplastiche?

Non scoraggiamoci! Ci sono degli accorgimenti che possiamo mettere in pratica per ridurre la nostra esposizione ed evitare il più possibile il loro rilascio in ambiente. Eccone alcuni:

  • Bere acqua dal rubinetto e utilizzare borracce in metallo o vetro;
  • Acquistare cibo sfuso e/o in packaging di vetro;
  • Evitare il più possibile l’uso di strumenti di plastica in cucina, come taglieri, ciotole e contenitori che deteriorandosi rilasciano microplastiche;
  • Per la pulizia evitiamo la classiche spugne per i piatti e le pezze in microfibra, perché microplastiche: meglio utilizzare spugne in luffa e pezze in cotone;
  • Acquistare cosmetici privi di granuli e/o glitter plastici;
  • Prestare attenzione ai lavaggi in lavatrice: se laviamo capi sintetici meglio farlo all’interno di una sacca specifica che trattiene le fibre plastiche che si staccano durante il lavaggio.
  • Ridurre il consumo di animali acquatici, prediligendo un’alimentazione vegetale.

Valeria Frigerio

Contributor TerraBlog e Content Creator per TerraLab

Naturalista fin dalla nascita, vegetariana dall’età di 14 anni, dopo un viaggio in Egitto ha deciso di portare la sostenibilità, per quanto possibile, in ogni aspetto della sua vita. Educatrice ambientale e referente Plastic Free, dopo la laurea in Ecologia ed Etologia per la Conservazione della Natura e il Master in Sviluppo Sostenibile è alla ricerca del suo posto nel mondo.

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