MIGRANTI CLIMATICI: tutto quello che dovremmo sapere

Migrante. Colui o colei che migra, che si sposta verso nuove sedi.

Ə migranti esistono da sempre. Pensiamo alle popolazioni nomadi che migliaia di anni fa vivevano di un’economia di sussistenza e si spostavano continuamente in cerca di cibo. Oggi possiamo dire che esistono diverse tipologie di migranti: c’è chi si sposta per cercare nuove opportunità di lavoro, chi cerca condizioni di vita migliori, chi vuole avvicinarsi a persone care… i motivi sono davvero tanti.

Tante persone però si spostano perché non hanno altra scelta e in questa categoria rientrano anche ə migranti climatici, ovvero coloro che sono costrettə a spostarsi dal luogo in cui vivono a causa di questi ultimi.

Sebbene siamo abituatə a sentirlə chiamare migranti climatici, il termine più esatto sarebbe profughə. Infatti, chi migra ha una scelta, e sceglie di cercare posti migliori in cui vivere. Ə profughə non hanno il lusso di poter decidere: l’alternativa – quella di restare – metterebbe a rischio la loro stessa vita.

Le cause che costringono ə migranti climatici a spostarsi sono diverse, ma tutte sono legate ai cambiamenti climatici: si parla di innalzamento del livello del mare, desertificazione, scarsità di risorse idriche o di cibo.

Il primo a coniare il termine “rifugiati ambientali” fu l’agronomo statunitense Lester Brown, nel 1976. Lo usò per indicare le persone costrette a migrare a causa dei mutamenti delle condizioni ambientali. I numeri sui migranti climatici fanno paura. Secondo UNHCR (l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) dal 2008 ci sono 21.5 milioni di migranti climatici ogni anno, numero destinato a crescere.

Questo perché oltre il 40% della popolazione mondiale vive in contesti di “estrema vulnerabilità ai cambiamenti climatici” (IPCC).

A prescindere dal nome con cui noi lə chiamiamo, ad oggi, ə migranti climatici non hanno una categoria giuridica che lə rappresenti ufficialmente e quindi non hanno una reale tutela dal diritto internazionale. Nella Convenzione di Ginevra si parla di rifugiatə come “chiunque nel giustificato timore d’essere perseguitato per ragioni di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può […] domandare la protezione di detto Stato”.

Non si parla però di rifugiatə climatici, questo perché è molto difficile dal punto di vista legale attribuire le migrazioni ai cambiamenti climatici.

Esistono anche altri accordi, come l’Accordo di Parigi o il Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, un documento che riconosce il ruolo della crisi climatica nelle migrazioni e che sollecita i governi a formare dei piani per prevenire e supportare le migrazioni climatiche. Nessuno di questi però ha valore giuridico.

Quando parliamo di emergenza climatica non siamo tutti sulla stessa barca: ci sono Paesi e popoli che stanno vivendo le conseguenze, spesso disastrose, della crisi climatica in maniera più forte e prepotente. Parliamo dei Paesi situati in regioni tropicali e subtropicali, in particolare quelli in Africa, Asia e America Latina.

Secondo il Climate Risk Index 2021, i Paesi che saranno più colpiti dal cambiamento climatico sono Myanmar, Mozambico, Bangladesh, Pakistan e le isole Haiti e Dominica. Ma non sono immuni nemmeno i Paesi industrializzati come il Giappone, la Germania e gli Stati Uniti. Senza andare però così lontano, pensiamo alla siccità, alle inondazioni, agli incendi e alle frane che hanno colpito il nostro Paese nell’ultimo anno.

Per quanto possano sembrare tutte cose fuori dalla nostra portata, non è del tutto così. Anche se non possiamo agire in prima persona e cambiare il diritto internazionale, nel nostro piccolo possiamo fare la nostra parte tramite 3 comportamenti:

  1. non smettere di informarci e informare le persone accanto a noi, sensibilizzarle su questo tema;
  2. andare a votare e chiedere ai nostri politici azioni concrete;
  3. partecipare a manifestazioni a supporto dei migranti climatici.

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Marta Tarasconi

Contributor TerraBlog

Communication specialist e project manager freelance. Collabora con piccole realtà che vogliono sviluppare online i loro progetti con consapevolezza. Sul suo blog www.gentilmenta.com, parla di quotidiana sostenibilità.