Pesca illegale: cosa comporta e come evitarla?


Questo mese si è celebrata la Giornata Mondiale degli Oceani: i polmoni blu del nostro Pianeta che non solo riducono la CO2 in eccesso presente in atmosfera, ma ci donano anche acqua, ossigeno ed energia.

Purtroppo il nostro consumo eccessivo di pesce, assieme alle modalità con cui questo viene pescato, sta danneggiando fortemente l’ambiente marino e la sua biodiversità.

Come si legge in questo articolo del WWF, il 34% degli stock ittici globali è sfruttato al di sopra del livello di sostenibilità e il 60% sfruttato a pieno regime: le condizioni di questi sono allarmanti e aggravate da pratiche di pesca non sostenibili, tra cui la distruzione di habitat critici, la cattura accidentale di specie minacciate e la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Purtroppo il nostro Mar Mediterraneo non è da meno: si stima infatti che il 75% degli stock siano soggetti a sovrasfruttamento.

Facendo un piccolo passo indietro, specifichiamo che con il termine “stock ittici” (o risorse ittiche) ci si riferisce alle consistenze (numeri) e le variazioni (specie) dei pesci nel mare.

L’impoverimento di questi è soltanto una delle conseguenze della pesca illegale, che comprende sia le attività esercitate senza licenza, sia tutte quelle che violano le norme nazionali e internazionali.

Essa comporta importanti ripercussioni, sia economiche che ecologiche: impatto sui fondali, sugli habitat e su specie che non sono diretto bersaglio delle attività di pesca, distorsioni della concorrenza, indebolimento dei pescatori onesti e delle comunità costiere.

Come specifica la FAO, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) è un termine ampio che comprende un’ampia varietà di attività di pesca.

La pesca INN si trova in tutti i tipi e dimensioni di pesca: si verifica, infatti, sia in alto mare che in aree di competenza nazionale e riguarda tutte le fasi della pesca, dalla cattura all’utilizzo del pesce. 

Inoltre, i pescherecci che praticano la pesca illegale catturano, tra le altre, specie di interesse conservazionistico come cetacei, tartarughe e squali.

In quanto consumatrici e consumatori, evitare l’acquisto di pesci provenienti da pesca illegale non è semplice, ma vi è qualche piccola accortezza che possiamo attuare:

·         Diversificare il più possibile la nostra alimentazione, prediligendo cibi di origine vegetale;

·         Acquistare dal pescivendolo richiedendo prodotti della pesca locale e artigianale a “miglio zero”;

·         Preferisci prodotti certificati MSC (Marine Stewardship Council), ASC (Aquaculture Stewardship Council) o biologico per garantire una scelta secondo criteri di sostenibilità.

In questo articolo di Altro Consumo viene spiegato in maniera approfondita quali pesci scegliere e come selezionarli per danneggiare il meno possibile l’ambiente.

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Marta Bagnasco

Social Media Manager di Terralab


Laureata in Scienze Motorie, in autunno seguirà un master in Management della Sostenibilità. Green Content Creator, tramite i propri canali social parla di minimalismo sostenibile e di acquisire maggiore consapevolezza a 360°, con ironia e gentilezza.