La verità sulle piume d’oca non è leggera come sembra

La rubrica che veste verde di Emma Maiorino @emma.vesteverde

Nuovo anno, nuovo Veganuary, nuovi buoni propositi… Quale migliore occasione per un focus sul veganesimo in ambito moda e in particolare, visto l’avvicinarsi dei Giorni della Merla (la leggenda narra che il 29/30/31 Gennaio siano i più rigidi dell’anno), sul materiale per eccellenza che da ben duemila anni ci protegge dal freddo: la piuma d’oca.

Per trattare con coerenza queste tematiche è innanzitutto fondamentale fare chiarezza sulla terminologia: 

  • Cruelty Free significa letteralmente “privo di crudeltà”, ovvero un prodotto certificato come privo di derivati animali e NON soggetto a pratiche dolorose/rischiose/sperimentali per gli animali;
  • “Vegano”, spesso confuso con “Cruelty Free”, certifica l’assenza di materiali di origine animale, ma non l’assenza di trattamenti/test sugli animali.

Per esempio un piumino certificato Vegano sarà imbottito con materiale sintetico, ma potrebbe non essere Cruelty Free se il colorante utilizzato è stato testato su pelle animale.

Quindi un piumino Vegano e Cruelty Free è in automatico sostenibile?

Assolutamente NO se prodotto usando pratiche altamente inquinanti e materiale di origine plastica non riciclato!

Come al solito la questione non è semplice e le combinazioni di variabili sono molteplici, perciò è importante esserne consapevoli, per provare ad acquistare ciò che davvero vogliamo portare sulle nostre spalle.

Come accennato sopra, la tradizione dell’imbottitura in piuma d’oca (e non solo, sfruttiamo anche piumaggi di anatre e altri volatili) risale ai tempi dei romani con i primi preziosissimi cuscini e trapunte, accessibili solo ai più danarosi.

Oggi la tradizione continua ma, per soddisfare la domanda di noi 8 miliardi, si è trasformata in una macchina a dir poco crudele.

Una percentuale del piumaggio utilizzato dall’industria della moda deriva da animali destinati all’alimentazione, quindi prelevato solo dopo la morte di questo; un’altra percentuale invece viene prelevata a vivo, in una pratica detta “spennamento a vivo”.

Da questa puntata di “Report” (le immagini parlano da sé) apprendiamo che, per soddisfare la domanda, nelle aziende che praticano lo spennamento a vivo, si stima che ogni operaio debba spennare 1 oca ogni 3/4 minuti, senza curarsi delle ferite provocate. Quelle sopravvissute vengono rigettate nel recinto e spennate nuovamente dopo 2 mesi (il tempo necessario per far ricrescere le piume).

Questo trattamento parte dal secondo mese di età e dura circa 8 mesi, scaduti i quali le oche verranno soppresse: dopo una serie di spennamenti infatti il piumaggio perde di qualità.

Per lungo tempo abbiamo genuinamente sostenuto che la vera piuma fosse il materiale per eccellenza capace di proteggere l’uomo dal freddo, specialmente in alcune aree del pianeta.

Oggi però le cose sono cambiate: lo sviluppo tecnologico porta con sé nuove possibilità e come ci dice lo studio condotto da Lega Anti Vivisezione, sebbene la vera piuma abbia migliore resistenza termica, è scarsa in termini di traspirabilità rispetto alle moderne imbottiture sintetiche, la cui performance termica è comunque più che sufficiente.

Quindi possiamo ufficialmente affidarci ad occhi chiusi alle nuove alternative!

Non solo, possiamo fare ancora di meglio scegliendo tra le imbottiture più rinomate per la sostenibilità come FLWRDWN™  realizzato con una combinazione di fiori selvatici, biopolimeri ed aerogel, o ECODOWN® realizzato con 100% Pet riciclato.

Ideologie, bisogni, alternative e tecnologie rappresentano innumerevoli variabili e opzioni tra cui doversi svincolare e come sempre la perfezione è irraggiungibile e il compromesso ci aspetta dietro l’angolo. Però una verità c’è: nessuno vuole vestirsi di sangue o crudeltà e se posto davanti ai nostri occhi, lo sfruttamento animale ci indignerà tanto quanto lo sfruttamento umano.

Da qui in poi sta a ciascuno di noi fare le proprie scelte e decidere consapevolmente cosa portare sulle proprie spalle,


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Emma Maiorino

Contributor TerraBlog

Laureata in design della moda con focus sul design dell’accessorio nel 2019. Nel 2021 si avvicina alle tematiche ecologiche e di sostenibilità e da inizio al profilo IG @emma.vesteverde bacino di informazioni e suggerimenti relativi alla moda sostenibile. Oggi studente di Master in Fashion Product Sustainability Management.